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Guida aggiornata · Marzo 2026

Tassazione BTP: imposta sostitutiva 12,5% su cedole e plusvalenze

Aggiornato Marzo 2026 Pubblicato il  10 minuti di lettura
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Questo contenuto ha finalità esclusivamente informativa ed educativa. Non costituisce consulenza finanziaria, raccomandazione di investimento né sollecitazione all'acquisto o alla vendita di alcuno strumento finanziario. Le informazioni fiscali qui riportate hanno carattere generale: le norme possono variare e l'applicazione concreta dipende dalla situazione individuale. Prima di prendere decisioni di investimento o di natura fiscale, consulta un consulente finanziario abilitato iscritto all'Albo OCF e/o un commercialista. BTPoggi.it non si assume alcuna responsabilità per eventuali decisioni prese sulla base di queste informazioni.

La tassazione agevolata al 12,5% è uno degli elementi più rilevanti nel regime fiscale dei titoli di Stato italiani. In questa guida trovi una panoramica completa: dall'aliquota sulle cedole e le plusvalenze all'imposta di bollo, dall'esclusione dall'ISEE fino a 50.000€ all'esenzione dall'imposta di successione, fino alla scelta tra regime amministrato e dichiarativo.

Perché i BTP hanno una tassazione ridotta

Il regime fiscale dei titoli di Stato italiani si distingue strutturalmente da quello applicato alla maggior parte degli altri strumenti finanziari. L'aliquota del 12,5% sulle cedole e sulle plusvalenze si contrappone al 26% applicato ad azioni, ETF, obbligazioni corporate e conti deposito.

Questa agevolazione ha radici storiche: nasce dalla necessità di rendere il debito pubblico italiano attrattivo per i risparmiatori retail, garantendo uno svantaggio fiscale minimo rispetto ad altre forme di risparmio. È disciplinata dal D.Lgs. 239/1996 (interessi e proventi da titoli pubblici) e dal D.Lgs. 461/1997 (plusvalenze da compravendita).

Rientrano nel regime agevolato al 12,5% tutti i titoli emessi dallo Stato italiano e da organismi equiparati: BTP ordinari, BOT, CCT, BTP Italia, BTP Valore, BTP Futura, BTP Green, e i titoli emessi da Regioni, Province, Comuni e da organismi internazionali (come la BEI).

Confronto internazionale

L'aliquota del 12,5% è particolarmente favorevole nel contesto europeo. In Germania i titoli di Stato (Bund) sono tassati al 25% (più la Solidaritätszuschlag), in Francia al 30% (prélèvement forfaitaire unique). Per un risparmiatore italiano residente, l'aliquota del 12,5% risulta strutturalmente inferiore a quella applicata in Germania (25%) e Francia (30%) ai redditi da titoli di Stato analoghi. Per ulteriori dettagli sulla normativa, consulta il sito del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Aliquota 12,5% su cedole e plusvalenze

L'aliquota del 12,5% si applica a due categorie distinte di proventi derivanti dai BTP:

Cedole (interessi periodici)

Ogni volta che il BTP stacca una cedola semestrale (o trimestrale per i BTP Valore), l'intermediario trattiene automaticamente il 12,5% dell'importo lordo. Non è necessaria alcuna dichiarazione da parte del risparmiatore in regime amministrato.

Esempio: un BTP con cedola semestrale lorda di 200 euro genera una cedola netta di 175 euro (200 × 0,875).

Calcolo cedola netta — BTP con cedola annua 4%, nominale €10.000 (esemplificativo)
Cedola annua lorda (4% su €10.000)€400,00
Imposta sostitutiva 12,5% (400 × 0,125)−€50,00
Cedola annua netta€350,00
Cedola semestrale netta (350 / 2)€175,00

Plusvalenze da compravendita

Se vendi un BTP a un prezzo superiore a quello di acquisto, o se lo detieni fino a scadenza e lo avevi acquistato sotto la pari (prezzo < 100), realizzi una plusvalenza tassata al 12,5%. Questa plusvalenza è classificata come reddito diverso e può essere compensata con eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale.

Esempio: acquisto BTP a 95, rimborso a scadenza a 100 → plusvalenza lorda di 5 punti, plusvalenza netta di 4,375 punti (5 × 0,875) per ogni 100 euro nominali.

Strumento finanziario Aliquota interessi/cedole Aliquota plusvalenze Risparmio vs BTP
BTP e Titoli di Stato IT 12,5% 12,5%
Titoli di Stato UE/equiparati 12,5% 12,5% Stessa aliquota
Obbligazioni corporate 26% 26% −13,5 pp
Conti deposito 26% n.a. −13,5 pp
Azioni / ETF azionari 26% 26% −13,5 pp
Fondi comuni di investimento 26% 26% −13,5 pp
Impatto pratico sull'investitore

A parità di rendimento lordo, un BTP con cedola al 4% genera un rendimento netto del 3,50%. Un conto deposito con lo stesso tasso lordo genera invece un rendimento netto del 2,96%. La differenza di 54 punti base è interamente attribuibile alla minore aliquota fiscale. Per approfondire il confronto tra BTP e conto deposito, leggi la nostra guida dedicata.

Imposta di bollo 0,20%: calcolo e impatto

Oltre all'imposta sostitutiva del 12,5%, i BTP (come tutti i titoli presenti in un dossier titoli) sono soggetti all'imposta di bollo dello 0,20% annuo, introdotta dalla Legge 228/2012 (Legge di Stabilità 2013) e applicata dal 2014.

L'imposta di bollo si calcola sul valore di mercato dei titoli al 31 dicembre di ogni anno (o alla data di chiusura del rapporto, se antecedente). È prelievata dall'intermediario e non richiede alcun adempimento da parte dell'investitore in regime amministrato.

Imposta di bollo = Controvalore di mercato al 31/12 × 0,20%
Calcolata annualmente dall'intermediario sul valore di fine anno
Impatto dell'imposta di bollo su diversi importi investiti
Controvalore BTP al 31/12Imposta di bollo annua
5.000 €10,00 €
10.000 €20,00 €
25.000 €50,00 €
50.000 €100,00 €
100.000 €200,00 €

Su importi contenuti (5.000–10.000€), l'imposta di bollo ha un impatto trascurabile sul rendimento netto (<0,20%). Su patrimoni più significativi, erode invece circa 0,20 punti percentuali di rendimento ogni anno, indipendentemente dalla performance del titolo.

Nota importante per il calcolo del rendimento netto

La maggior parte dei calcolatori online e la tabella BTPoggi mostrano il rendimento netto al netto del 12,5% di imposta sostitutiva, ma non dell'imposta di bollo dello 0,20%. Per calcolare il rendimento netto effettivo totale, è opportuno sottrarre circa 0,20 punti percentuali annui dal rendimento indicato. Per i BTP a breve scadenza (1-2 anni), l'impatto proporzionale dell'imposta di bollo sul rendimento complessivo può essere più rilevante rispetto ai titoli a lungo termine.

Confronta i rendimenti netti di tutti i BTP

La tabella BTPoggi mostra il rendimento netto a scadenza (al netto del 12,5%) di tutti i BTP in circolazione, aggiornato ogni 15 minuti.

BTP e ISEE: esenzione fino a 50.000€

Una delle modifiche fiscali più rilevanti per i risparmiatori retail è entrata in vigore a partire dal 2025: i titoli di Stato italiani sono parzialmente esclusi dal patrimonio mobiliare rilevante ai fini ISEE.

In base a quanto introdotto dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge 197/2022, art. 1, comma 318), a decorrere dal 2025 i titoli di Stato italiani (BTP, BOT, CCT, BTP Valore, BTP Italia e simili) non concorrono al calcolo dell'ISEE fino a un valore complessivo di 50.000 euro. La quota che eccede i 50.000 euro viene invece inclusa normalmente nella dichiarazione ISEE, al pari degli altri strumenti finanziari.

Come funziona concretamente

Il valore di riferimento è quello nominale dei titoli al 31 dicembre dell'anno precedente alla presentazione della DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica). L'intermediario riporta i dati patrimoniali nella Certificazione Unica o nel flusso di comunicazione verso l'Agenzia delle Entrate, che alimenta il precompilato ISEE.

Per chi presenta autonomamente la DSU, è necessario indicare separatamente il valore dei titoli di Stato per beneficiare dell'esenzione. In caso di presentazione assistita (tramite CAF o patronato), l'operatore dovrebbe applicare correttamente la franchigia.

Chi beneficia di questa esenzione?

L'esenzione ISEE risulta rilevante per famiglie che richiedono prestazioni sociali agevolate legate all'ISEE: borse di studio universitarie, rette asili nido, bonus sociali sull'energia, agevolazioni per servizi comunali. Per chi non utilizza l'ISEE, la norma non produce effetti pratici diretti. Per approfondimenti sulla normativa ISEE, consulta il sito dell'Agenzia delle Entrate.

Nota

La normativa ISEE è complessa e soggetta a modifiche. Prima di prendere decisioni patrimoniali basate sull'impatto sull'ISEE, è opportuno consultare un CAF, un patronato o un professionista abilitato per verificare l'applicazione aggiornata della normativa alla propria situazione specifica.

Esenzione dall'imposta di successione

I titoli di Stato italiani godono di un'ulteriore agevolazione fiscale di significativo rilievo per la pianificazione patrimoniale: sono esclusi dalla base imponibile dell'imposta di successione.

La norma di riferimento è l'art. 12, comma 1, lettera h-bis) del D.Lgs. 346/1990 (Testo Unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni), che prevede l'esclusione dall'attivo ereditario dei titoli del debito pubblico, compresi i buoni postali fruttiferi, i titoli emessi da amministrazioni statali ed enti equiparati.

Cosa significa in pratica

Se al momento della scomparsa un risparmiatore detiene BTP in portafoglio, questi titoli non vengono inclusi nel calcolo dell'imposta di successione, indipendentemente dal loro valore. Non esiste una franchigia: l'esenzione si applica all'intero importo dei titoli di Stato, senza limiti di valore.

Esempio: impatto dell'esenzione successione su un portafoglio misto
Immobili (soggetti a imposta successione)400.000 €
Obbligazioni corporate (soggette a imposta)50.000 €
BTP in portafoglio (esenti per legge)100.000 €
Base imponibile successione (senza BTP)450.000 €
Base imponibile successione (con BTP)450.000 € *

*I 100.000€ di BTP non entrano nella base imponibile, riducendo potenzialmente l'imposta di successione a carico degli eredi rispetto a uno scenario con obbligazioni corporate di pari valore.

Questa caratteristica rende i BTP particolarmente adatti a strategie di pianificazione patrimoniale intergenerazionale. Per chi ha patrimoni rilevanti e intende ridurre il carico successorio sugli eredi, la detenzione di titoli di Stato in luogo di altri strumenti finanziari di pari rendimento potrebbe costituire una scelta fiscalmente efficiente da valutare con un consulente patrimoniale.

Regime amministrato vs. regime dichiarativo

Per chi detiene BTP tramite una banca o un broker italiano, la scelta del regime fiscale incide sulla modalità con cui vengono gestite le imposte. In Italia esistono due regimi:

Regime amministrato (regime predefinito)

Il regime del risparmio amministrato è quello applicato automaticamente dalla quasi totalità delle banche e dei broker italiani (salvo rinuncia esplicita). In questo regime:

Regime dichiarativo

Nel regime dichiarativo, l'investitore gestisce autonomamente il calcolo e il versamento delle imposte tramite la dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF):

Caratteristica Regime Amministrato Regime Dichiarativo
Adempimenti dichiarativi Nessuno Modello Redditi PF (quadro RT)
Gestione imposte Automatica (banca/broker) A carico dell'investitore
Compensazione minusvalenze Solo all'interno dello stesso intermediario Tra tutti gli intermediari
Complessità gestione Bassa Alta
Adatto a La maggioranza dei risparmiatori retail Investitori con portafogli multi-conto o perdite disperse
Fonti normative

Il regime del risparmio amministrato è disciplinato dall'art. 6 del D.Lgs. 461/1997. Il regime dichiarativo è il regime alternativo previsto dagli artt. 5 e 7 dello stesso decreto. Per approfondire le caratteristiche dei due regimi, consulta la guida dell'Agenzia delle Entrate.

Redditi di capitale vs. redditi diversi: la tabella riepilogativa

La distinzione tra redditi di capitale e redditi diversi è fondamentale per comprendere il regime fiscale dei BTP, in particolare ai fini della compensazione delle minusvalenze. Questa distinzione incide anche sulla possibilità di utilizzare eventuali perdite finanziarie accumulate in passato.

Categoria Cosa comprende Aliquota BTP Compensabile con minus?
Redditi di capitale Cedole BTP, interessi BOT, dividendi da fondi 12,5% No
Redditi diversi Plusvalenze da vendita/rimborso BTP sotto la pari 12,5% Sì (con coeff. 48,08%)*
Redditi di capitale (altri) Interessi conto deposito, cedole obblig. corporate 26% No
Redditi diversi (altri) Plusvalenze da azioni, ETF non armonizzati, obblig. 26% Sì (rapporto 1:1)

*Il coefficiente 48,08% si applica perché i titoli di Stato sono tassati al 12,5% anziché al 26%: 1 euro di plusvalenza su BTP compensa solo 0,4808 euro di minusvalenze da strumenti al 26%.

Cosa si può compensare con le minusvalenze in zainetto

Cosa NON si compensa con le minusvalenze

Il punto cruciale è che le cedole non compensano le minusvalenze. Per generare redditi diversi compensabili, è necessario realizzare una plusvalenza da compravendita: acquistare un BTP sotto la pari (prezzo < 100) e venderlo o tenerlo fino al rimborso a 100. Per una spiegazione approfondita con esempi numerici, consulta la nostra guida sulla compensazione delle minusvalenze.

Strategia pratica per chi ha minusvalenze

I BTP sotto la pari sono lo strumento spesso utilizzato per generare plusvalenze classificate come redditi diversi. La tabella BTPoggi filtra automaticamente i titoli sotto 100, consentendo di identificare quelli con il maggiore scarto dal valore nominale per massimizzare la plusvalenza potenziale a scadenza.

Trova i BTP sotto la pari per la compensazione

Tabella aggiornata ogni 15 minuti con tutti i BTP quotati sotto 100, ordinabili per prezzo, rendimento e scadenza.

Checklist fiscale per l'investitore BTP

Riepilogo operativo dei principali adempimenti e verifiche fiscali per chi detiene o intende detenere BTP nel proprio portafoglio:

Domande frequenti

Qual è l'aliquota fiscale sui BTP? +
I BTP e tutti i titoli di Stato italiani sono soggetti a un'aliquota del 12,5% sia sulle cedole che sulle plusvalenze da compravendita. Questa aliquota agevolata è la metà rispetto al 26% applicato ad azioni, obbligazioni corporate e conti deposito.
Come funziona l'imposta sostitutiva del 12,5% sui titoli di Stato? +
L'imposta sostitutiva del 12,5% si applica a due categorie di proventi dei titoli di Stato italiani: le cedole periodiche (interessi) e le plusvalenze da compravendita o rimborso. Nel regime amministrato, l'intermediario (banca o broker) trattiene e versa automaticamente l'imposta su ogni operazione fiscalmente rilevante, senza che l'investitore debba presentare alcuna dichiarazione. La normativa di riferimento è il D.Lgs. 239/1996 per gli interessi e il D.Lgs. 461/1997 per le plusvalenze.
I BTP sono esenti da ISEE? +
Parzialmente sì. Dal 2025, i titoli di Stato italiani (BTP, BOT, CCT e simili) sono esclusi dal patrimonio mobiliare rilevante ai fini ISEE fino a un valore complessivo di 50.000 euro. La quota eccedente i 50.000 euro concorre normalmente al calcolo dell'ISEE. L'esenzione si applica al valore nominale dei titoli presenti al 31 dicembre dell'anno di riferimento.
I BTP sono soggetti all'imposta di successione? +
No. I titoli di Stato italiani, tra cui i BTP, sono esenti dall'imposta di successione ai sensi dell'art. 12, comma 1, del D.Lgs. 346/1990. I BTP presenti nel patrimonio del defunto non entrano nella base imponibile per il calcolo dell'imposta di successione, indipendentemente dall'importo.
Quanto costa l'imposta di bollo sui BTP? +
L'imposta di bollo sui BTP (e su tutti i titoli presenti nel dossier titoli) è dello 0,20% annuo, calcolata sul valore di mercato dei titoli al 31 dicembre di ogni anno. Su un investimento di 10.000 euro, corrisponde a circa 20 euro l'anno. Per patrimoni di 50.000 euro l'impatto è di circa 100 euro annui.
Qual è la normativa dell'Agenzia delle Entrate sull'aliquota 12,5% dei BTP? +
L'aliquota agevolata del 12,5% sui titoli di Stato italiani trova il suo fondamento nell'art. 31 del DPR 601/1973, che riconosce un trattamento fiscale privilegiato alle obbligazioni dello Stato. La disciplina operativa è nel D.Lgs. 239/1996 (interessi) e nel D.Lgs. 461/1997 (plusvalenze). L'Agenzia delle Entrate ha confermato e chiarito l'applicazione pratica con la Circolare n. 16/E del 23 giugno 2012, specificando le modalità di calcolo e i soggetti obbligati all'applicazione dell'imposta sostitutiva. Per situazioni fiscali specifiche consultare un commercialista.
Come applica l'intermediario la ritenuta del 12,5% sulle cedole BTP? +
Nel regime del risparmio amministrato, disciplinato dall'art. 6 del D.Lgs. 461/1997 e dal D.M. 4 dicembre 1996, la banca o il broker agisce come sostituto d'imposta: applica automaticamente la ritenuta del 12,5% a ogni stacco cedola e a ogni plusvalenza realizzata. Il contribuente non deve dichiarare nulla nel 730 né nel Modello Redditi PF. L'intermediario versa direttamente l'imposta all'erario e rilascia la Certificazione Unica annuale con il riepilogo delle ritenute applicate.
Le plusvalenze BTP vanno dichiarate nel 730 o nel Modello Redditi? +
Dipende dal regime fiscale scelto. Nel regime del risparmio amministrato (art. 6, D.Lgs. 461/1997), il più comune per i risparmiatori retail, le plusvalenze NON vanno dichiarate: ci pensa l'intermediario. Nel regime dichiarativo (art. 5, D.Lgs. 461/1997), le plusvalenze vanno indicate nel quadro RT del Modello Redditi PF (non nel 730, che non prevede tale quadro). Il regime dichiarativo può convenire a chi ha minusvalenze presso intermediari diversi da compensare globalmente. Per situazioni complesse è consigliabile assistenza di un commercialista.
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